In Evidenza

Esistono terapie per curare il Parkinson?

06c14bf08ecc263a424a361e83a8307d

Purtroppo per la malattia di Parkinson non vi è ancora una cura in grado di guarire, nè di arrestarne in modo definitivo la progressione. Questo non significa che – da circa 60 anni a questa parte – le ricerche per migliorare il decorso progressivo e la qualità della vita dei pazienti non abbiamo fatto progressi enormi. La ricerca di base e quella applicata, i progressi tecnologici, la maggiore consapevolezza delle persone con Parkinson e dei loro familiari, hanno notevolmente migliorato il presente nella maggior parte delle regioni italiane. Resta ancora un grande sforzo per ampliare la conoscenza del Parkinson da parte dei “non addetti ai lavori”, siano essi personale sanitario, istituzioni sociali e politiche, società civile.

Il contributo da parte di chi vive la malattia da decenni deriva dall’esperienza che non vi è una unica soluzione per la cura e la gestione del Parkinson e che ognuno può trovare – seppure con molto impegno e fatica – un’accettabile qualità di vita per sè, per la propria famiglia e il proprio ambito sociale, A PATTO di tenere a mente queste premesse:

1. Il trattamento aiuta a stare meglio ma non interrompe l’invecchiamento delle cellule nervose causa del Parkinson

Oggi non ci sono trattamenti disponibili che fermano o rallentano chiaramente l’invecchiamento cellulare che vediamo nella malattia di Parkinson. Questo potrebbe, tuttavia, cambiare in futuro, perché è l’argomento più studiato e oggetto di ricerca dagli esperti di Parkinson oggi. Come risultato di questa ricerca, ci sono un certo numero di possibilità promettenti per il futuro. Rimaniamo fiduciosi!

2. Ognuno è diverso

Ogni paziente con malattia di Parkinson è unico. Per questa ragione, non esiste un trattamento “buono per tutte le stagioni” o “taglia unica” per la malattia di Parkinson. Soltanto insieme, tu e il tuo medico troverete la combinazione di farmaci che funzionano nel miglior modo esclusivamente per te (“terapia personalizzata”, “terapia sartoriale”)

3. Le modifiche del Parkinson nel tempo

Come la malattia cambia nel tempo, così avverrà per le terapie. Vi saranno nel corso degli anni degli aggiustamenti con i farmaci, per trovare la combinazione migliore per il momento della vita o della malattia. Ma non si deve dimenticare i vari ambiti da tenere presenti nell’approccio completo e consapevole alla propria malattia.

Terapie fisiche e riabilitative

E’ molto importante nel corso della malattia fare ricorso a interventi di carattere riabilitativo. Se nelle prime fasi di malattie è sufficiente impostare uno stile di vita sano e non sedentario, con sufficiente attività fisica, sport non agonistico, in fasi più avanzate è necessario prevedere un approccio “fisiologico” volto a correggere i meccanismi deficitari del controllo motorio, con un intervento “personalizzato” in base al livello di disabilità e alle caratteristiche individuali del soggetto, e con esercizi “compito-specifici” nel contesto ambientale della vita quotidiana. Recenti studi hanno messo in luce le potenzialità della terapia fisica, che – seppur non in grado di modificare la progressione della malattia, – può migliorare le capacità funzionali dei pazienti, e in alcuni casi permette di acquisire nuovamente autonomie e capacità perdute.

Un corretto approccio alla gestione della malattia di Parkinson non può prescindere da una presa in carico globale dei pazienti che preveda da una parte l’aspetto medico e farmacologico sia per i sintomi motori che per quelli non-motori della malattia e dall’altra faccia ricorso a interventi di specialisti medici e sanitari (medico internista, fisiatra, gastroenterologo, urologo, nutrizionista, psicologo, fisioterapista, logopedista, infermiere specializzato, terapista occupazionale, dietista.) che formino un vero e proprio team (squadra) che inquadra le necessità e le potenzialità del paziente in modo collegiale e specialistico allo stesso tempo.

Terapie in alcuni casi specifici e/o in fasi avanzate di malattia

La malattia di Parkinson è una patologia complessa sia per la quantità di organi e funzioni coinvolti, sia per la durata e le terapie da poter attuare per migliorare lo stato generale delle persone che sviluppano nel corso del tempo i sintomi parkinsoniani. Non tutte le terapie si adattano ad ogni persona, e non tutte possono essere applicate a ciascuno. Per questo, soprattutto in fase iniziale di malattia, non è possibile richiedere terapie specifiche (siano esse chirurgiche, con ultrasuoni, o infusionali…) finchè non sia chiaro il tipo di “Sindrome Parkinsoniana” che è stata definita in prima battuta dallo specialista Neurologo. Un chiarimento della precisa patologia verrà dato solo con il tempo, con la progressione dei sintomi e della risposta ai farmaci, delle condizioni di vita quotidiane, dalle eventuali altri malattie coesistenti. A tutt’oggi, – nonostante notizie giornalistiche tanto più false quanto più esaltanti -, non esistono farmaci nè interventi “miracolosi” in grado di riportare le lancette dell’orologio indietro di molti anni, quando probabilmente la sindrome parkinsoniana ha avuto inizio. Vi sono tuttavia interventi di vario tipo che possono essere discussi con il proprio Neurologo di fiducia, una volta che la malattia abbia un diagnosi e un decorso definiti e possano essere indicati per una migliore qualità di vita della persona con Parkinson. Questi consistono essenzialmente in:

– Terapie Chirurgiche: DBS (Deep Brain Stimulation) che consiste nell’applicazione, mediante un intervento di neurochirurgia particolare, di alcuni elettrodi (simili a un pace-maker, ma molto più piccoli) in una zona interna del cervello. Attraverso questo intervento, è possibile per il paziente avere una riduzione della sintomatologia parkinsoniana e una diminuzione della terapia farmacologica.

– Terapie infusionali continue: in alcuni pazienti la terapia farmacologica, pur effettuata con dosaggi appropriati e somministrazioni regolari ogni 3-4 ore, non ha un effetto soddisfacente; per questo due farmaci (l’Apomorfina, un dopaminagosta, e una particolare formulazione di Levodopa (Duodopa (R)) possono essere consigliati dal Neurologo di riferimento e somministrati in forma continuativa nell’arco della giornata. Queste terapie non sono disponibili in tutti i centri che si occupano di Malattia di Parkinson e Parkinsonismi.

– Ultrasuoni Focalizzati: (MRgFUS : Magnetic Resonance guided Focalized Ultra Sound). Questa tecnica, estremamente innovativa e utilizzata con successo in molti casi di tremore essenziale (malattia diversa dal Parkinson), è attualmente utilizzata in casi selezionati di tremore collegato a sindromi Parkinsoniane con specifiche caratteristiche. Consiste in una terapia non invasiva, ma simile a una terapia chirurgica, attraverso l’utilizzo di Ultrasuoni Focalizzati, che, sotto la guida di una Risonanza Magnetica particolare, provocano una termo-ablazione in una zona particolare del cervello non più in grado di controllare l’eccessivo movimento degli arti o della testa provocando tremore. E’ una terapia che è praticata in Italia in pochissimi centri altamente specializzati, è indicata per alcuni casi particolari di sintomatologia.

E’ utile parlare con il proprio Neurologo di fiducia riguardo a queste opzioni particolari di terapie, prima di avventurarsi in percorsi ignoti.

 

ARTICOLI CORRELATI

Risposte 1KM

Come diagnosticare il Parkinson

La diagnosi del Parkinson si basa essenzialmente sui sintomi. Può essere sospettata dal Medico di Medicina Generale o da altro medico specialista, ma deve essere ipotizzata da un medico Neurologo...
thom-holmes-E_XUwg7AZNU-unsplash

Come riconoscere il Parkinson

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa (lo specialista di riferimento è il neurologo) causata dalla progressiva morte delle cellule nervose (chiamate “neuroni”) situate nella cosiddetta “sostanza nera”
zac-wolff-TYhJr9_f0Cw-unsplash

LE RICETTE DI APC

Con un pizzico di Parkinson in più

Ricette adatte al Parkinson, per ridurre problemi di disfagia e malassorbimento dei farmaci

Con i consigli della Dietologa e della Logopedista

La Dott.ssa Chiara Marocco, medico dietologo, e la Dott.ssa Silvia Iacovella, logopedista, ci aiutano a creare ricette che siano nutrienti ma che al contempo, con le giuste consistenze, riducano il più possible i rischi legati alla disfagia.

Preferiti